L’Italia in-compiuta – un’analisi economica delle opere pubbliche, ottobre 2019

Un’analisi quantitativa ed economica delle opere incompiute in Italia permette di rispondere ad una serie di domande:

Come evolve la situazione nel tempo? Dove si concentra la maggior parte di opere incompiute? Quante risorse economiche sono state impegnate? Quale politica si sta adottando per arginare il problema? Perché è importante che una Pubblica Amministrazione sia efficiente?

Dal lato della distribuzione geografica, la maggiore concentrazione di opere incompiute si riscontra nel Mezzogiorno, con Sicilia (154 opere), Sardegna (80) e Puglia (41) in cima alla graduatoria; al Nord, invece, al primo posto c’è la Lombardia(26). L’80% delle opere incompiute ha un ambito d’intervento regionale, 8% comunale e 7% nazionale, soltanto il 2% provinciale; il 95,8% riguarda la realizzazione di lavori pubblici, mentre in via residuale sono quelle relative alla realizzazione e l’acquisto di servizi o beni. Circa la metà, inoltre, ovvero 308 (48%), è relativa alla nuova realizzazione, l’11% attiene al completamento (74), il 49,9% a opere di ristrutturazione, l’8% a manutenzione straordinaria (49), il 7% al recupero (45), il 3% all’ampliamento (19) e il 2% al restauro (11). Il 60% delle opere riguarda il settore sociale, il 17% infrastrutture di trasporto e un 12% infrastrutture ambientali. In base alla categoria, le principali opere riguardano strade (68) e impianti sportivi (61), seguite da opere di edilizia scolastica (43), residenziale urbana (40) e sociale (19). 

Il Centro Studi di Fondazione Ergo ha elaborato 7 direttrici di policy relative agli interventi necessari:

1) Intervenire ex ante per prevenire che le opere rimangano incompiute. Al fine di monitorare le opere, il MIT ha costituito una banca dati sulle opere che tutte le PA devonosforzarsi di alimentare;

2) Intervenire ex post; in tal senso, l’accordo tra MIT-MIBAC ha proprio l’obiettivo di recuperare le opere incompiute destinandole ad usi alternativi o ridimensionati;

3) Adeguare le normative. Il Decreto Sblocca Cantieri ne è un esempio;

4) Agire sui tempi di attuazione, indispensabile una loro compressione. Basti pensare che per i progetti più costosi, dal valore di oltre 100 milioni di euro, occorrono quasi 16 anni;

5) Agire sui ritardi nei pagamenti della PA. In media, le imprese che realizzano lavori pubblici vengono pagate 5 mesi dopo l’emissione degli Stati di Avanzamento Lavori, contro i 60 giorni previsti dalla normativa comunitaria;

6) Giustizia amministrativa. In particolare, i grandi appalti Consip, ovvero quelli di valore elevato, hanno un tasso di impugnazione del 30%, ben al di sopra della media nazionale (2,7%) e un ricorso su tre ha effetto sospensivo. Ridurre il numero delle impugnazioni è possibile attraverso bandidi gare di dimensioni più ridotte;

7) Fondi strutturali europei. L’Italia è uno tra i primi paesi per consistenza di fondi attribuiti e tra gli ultimi per percentuale di fondi utilizzati. Saper usufruire nel miglior modo possibile delle risorse comunitarie costituisce una grande opportunità per il paese.

Ma perché è importante intervenire? La presenza di 546 opere incompiute in Italia, per un valore complessivo nel 2018 di oltre 4 miliardi, è il sintomo di poca efficienza della PA – indispensabile, invece, per la competitività delle imprese, per il benessere dei cittadini e per la crescita economica. Numerosi indicatori, infatti, dimostrano come una minore efficienza della PA si traduca in maggiori costi e minore competitività delle imprese e quindi in una minore crescita del Paese.

 

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